
Tratto da “50 Segreti Magici per Dipingere” Salvador Dalì – anno di pubblicazione 1950 Capitolo I°
VAN GOGH era pazzo, e in modo incondizionato, generoso e gratuito si tagliò l’orecchio sinistro con la lama di un rasoio. Io, pur non essendo pazzo, sarei assolutamente disposto a farmi tagliare la mano sinistra, ma solo nelle circostanze più eccezionali: a conclusione, in particolare, di poter osservare, per una decina di minuti, Vermeer di Delft seduto davanti al suo cavalletto mentre dipinge. Ma sarei disposto a ben altro, anche a farmi strappare l’orecchio destro e perfino anche il sinistro, se potessi conoscere la formula esatta della mistura che compone il “succo prezioso” in cui lo stesso Vermeer, unico tra gli unici – e che non chiamo divino perché è il più umano di tutti i pittori – intingeva il suo pennello squisitamente raro; mistura che non ho alcun dubbio, era così comune ai suoi tempi, così quotidiana, così abituale, come dovette esserlo il “succo prezioso”, la moneta corrente degli ingredienti degli studi dell’età dell’oro delle arti, che però è giunta trasformarsi, nei nostri ottusi e scatologici giorni di decadenza artistica, in una gemma liquida così misteriosa che neppure con tutto l’oro del mondo si potrebbe sperare di recuperarla, e questo per la semplice ragione che la formula del “medium” con cui i pittori delle grandi epoche dipingevano le loro opere immortali non esiste.
E questa potrebbe sembrare, semplicemente, un’altra tipica esagerazione daliniana, benché sia un fatto rigorosamente obbiettivo: oggi nel 1948, alcune persone conoscono il modo di fabbricare una bomba atomica, ma non esiste una sola in tutto il pianeta che sappia quale fosse la composizione del misterioso succo, del medium in cui intingevano i lor pennelli i fratelli Van Eyck o Vermeer di Delft. Nessuno la conosce, neppure io! Il fatto che non esista nessuna ricetta che ci possa fornire indicazioni, e che nessuna analisi, né fisica né chimica, sia oggi in grado di spiegare i “maestosi imponderabili” della “materia pittorica” degli antichi maestri ha spesso fatto credere e affermare ai nostri contemporanei che loro possedevano segreti custoditi gelosamente e fanaticamente. Io invece sono propenso a credere che proprio tali ricerche fossero a quei tempi così poco segrete, così connaturate alla routine di ogni minima esperienza della vita, da venir trasmesse per via orale, senza che nessuno si prendesse il disturbo di trascriverle, oppure che, se qualcuno l’ha fatto, deve aver usato esclusivamente quella matita elegiaca con cui i maestri tracciavano tante sconosciute, cancellate e spesso angeliche efemeridi.
No esiste dunque la benché minima ombra di follia nel dichiarare, come io dichiaro, che qualora si getti su uno dei piatti della bilancia – la bilancia della giustizia pittorica – una sola goccia del medium con cui dipingeva Vermeer di Delft, non si debba esitare neppure un istante a gettare sull’altro piatto l’orecchio sinistro di Van Gogh, la mano sinistra di Salvador Dalì e tutta un’impressionante quantità di viscere di ogni genere, fino alla più intime, strappate a caso dalle anatomie in sommo grado disorganizzate dei nostri pittori moderni. E se tutta questa carne cruda, appena tagliata, non fosse – come sospetto – sufficiente per “far salire il peso”, non si dovrebbe esitare ad aggiungere, per colmare la misura, le due pesanti mani del commovente Cézanne. Poiché quel pover’uomo, malgrado la sua stupefacente e ultra rispettabile ambizione di “rifare Poussin secondo natura”, impadronendosi in tal modo della natura e diventando il suo maggior architetto, riuscì soltanto a essere una sorta di capomastro neoplatonico, non essendo stato in grado di edificare palazzi eterni per i principi dell’intelligenza, ma soltanto di costruire modeste capanne adatte, nel migliore dei casi, a ospitare i poveri zingari dell’arte moderna, abituati a dormire sotto i ponti o esporsi agli elementi e alle intemperie dell’impressionismo per un paio di estati estetiche. E se dobbiamo un rispetto infinito all’ostinazione drammatica di Cézanne nella sua aspirazione a “costruire”, all’autenticità dei suoi tormenti classicisti, alla nobiltà delle sue ambizioni, non dobbiamo affliggerci di aver tagliato le sue mani maldestre, poiché, in verità, tutto quel che ha “realizzato” con le mani, avrebbe potuto farlo anche coi piedi!

Tutte le nostre stampe su tela hanno le seguenti caratteristiche:
I nostri grafici esamineranno le tue foto, elimineranno i difetti e ti contatteranno se avranno dubbi.
Comodamente da casa tua, trasforma le tue immagini in stampe di qualità!
Le tue immagini in altissima qualità!
1. Scegli il tuo formato personalizzato.
2. Scegli se vuoi la tela con o senza telaio.
3. Invia la tua immagine da stampare.
4. O scarica il nostro catalogo.