Norman Rockwell e la Rivoluzione Femminista

Norman Rockwell e la Rivoluzione Femminista

 “Rosie the Riveter - We Can Do It”

Ciò che non ci viene detto.

Conosciamo praticamente tutti il famoso manifesto femminista “We Can Do It” di J. Howard Miller, ma non tutti conosciamo né quale sia il vero significato e né da dove derivi.

Con il passare del tempo questo dipinto è stato sempre associato alla forza rivoluzionaria femminile americana, ma in verità, è stato stampato per la prima volta nel 1943 per la Westinghouse Electric.

Infatti, esso non è stato creato per reclutare altre donne al movimento femminista, ma bensì con il fine di esortare le donne già assunte nella fabbrica in sostituzione degli uomini, che a quei tempi erano occupati in guerra, a lavorare più duramente.

Inizialmente questo manifesto non fu preso in considerazione, perché questo personaggio venne tratteggiato su carta per la prima volta nel 1942, dal pittore Norman Rockwell con il nome di “Rosie the Riveter” ed ebbe un grande successo perché apparve sulla copertina del Saturday Evening Post.

Il dipinto era ispirato alla giovane Italo-Americana Rosina Bonavita, l’operaia poco più che ventenne che finì su tutti i giornali per essere riuscita in sole 6 ore a fissare 3.345 rivetti per la costruzione di un’ala di un aereo da combattimento. Infatti, nell’immagine possiamo trovare una giovane donna muscolosa, in tuta da lavoro, col viso sporco, colta nella pausa pranzo mentre mangia un panino e sulle gambe tiene una rivetta.

Con il passare degli anni questo manifesto è stato accantonato riportando alla luce la successiva copia di Miller, che venne usata per promuovere il femminismo, poiché le sostenitrici vedevano nell’immagine l’incarnazione del potere femminile, traducendo nella frase “we can do it”, un motto che univa tutte le donne in una sorellanza nella lotta contro l’ineguaglianza di genere. Naturalmente, tutto ciò era molto diverso dall’uso originario, che aveva lo scopo di impedire il rallentamento della produzione.

Con il finire della guerra però, questa campagna che ebbe molto successo all’inizio degli anni ’40, portò con sé una fine deludente. Infatti, tutte le donne che furono arruolate nella forza lavoro durante la guerra, furono lodate e glorificate come veri patrioti. Tuttavia, quando la guerra finì, queste donne lavoratrici furono incoraggiate a tornare alle loro famiglie come casalinghe; prendersi cura dei loro figli; provvedere ai loro mariti.

 

Posted on 08/03/2018 by Giusy Telli Quadri famosi 2675
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